street art

Intervista a Mister Thoms

Mister Thoms sul suo sito si presenta così: “THOMS! È un suono onomatopeico, qualcosa che rimbalza da una superficie all’altra, in un costante moto dinamico, una morbida elasticità che gli permette di spostarsi in tanti luoghi diversi, mantenendo sempre però una cadenza, una andatura che contraddistingue il suo stile.”. Se vi ha incuriosito date un’occhiata anche al suo vimeo, e ovviamente alla sua intervista.

Ciao Diego. Prima di tutto dicci qualcosa di te, del tuo lavoro e dei tuoi progetti passati, raccontaci chi sei.
Chi sono? Mi chiamo Diego della Posta, in arte Mister Thoms. La sintesi del mio lavoro è fondamentalmente la sperimentazione. Una costante e instancabile ricerca del mezzo espressivo più consono al contesto nel quale voglio realizzare la mia opera, attraverso il quale tento sempre di trasmettere un messaggio. Lo stile e l’evoluzione della forma poi fanno il resto.

Come nasce un’opera? Illustraci i vari passaggi della creazione. Quali strumenti usi?
Una mia opera nasce sempre dall’ispirazione del momento, dal luogo, dalle persone e dagli stati d’animo che quest’ultime mi trasmettono. I passaggi solitamente sono tre: contesto, idea, realizzazione. Quando riesco a mantenere in equilibrio questi tre elementi quasi sempre l’opera raggiunge quell’armonia che mi appaga e mi rende soddisfatto. I miei strumenti preferiti: le mani.

So che non è facile dare una definizione in poche righe, ma come spiegheresti la street art a qualcuno che è distante da questo mondo?
Gli direi che la Street Art è l’ultimo baluardo ancora non completamente contraffatto dalla società. Gli direi che è un mezzo potente che abbiamo a disposizione dai tempi della preistoria per esprimerci ancora liberamente. Gli direi che è il megafono che gli permette di urlare e far sentire al mondo la propria voce, che è quel canale attraverso il quale si può ancora riuscire a trasmettere il proprio pensiero senza vincoli e censure imposti dal sistema. Questo gli direi.

C’è chi critica la street art commissionata, sostenendo che essendo nata come un mezzo non solo di espressione ma di contestazione sociale una volta che vengono concessi degli spazi pubblici o che ad esempio un marchio pubblicitario la adotta come suo linguaggio allora perde il suo senso primario e la sua natura più profonda. Ma d’altra parte è normale che tutto si evolva e che rispetto alle sue origini la street art abbia inevitabilmente assunto anche altre forme. Tu cosa ne pensi?
Penso che sia importante non snaturarsi e mantenere una coerenza con il proprio stile evolutivo e la propria ricerca artistica, ma è vero anche che se scegli di vivere con la tua arte è inevitabile a volte raggiungere un compromesso con il sistema per poter sopravvivere e campare. Il vero talento credo sia anche questo, e cioè avere quella capacità di mantenersi costantemente in equilibrio su questa instabile trama che è la vita. Come un funambolo che per riuscire a rimanere in equilibrio deve mantenersi sempre in movimento, è quella stessa instabilità che gli permette di non cadere e al tempo stesso di muoversi liberamente.

Sarà una domanda banale, ma è impossibile non chiederti quali siano le tue fonti di ispirazione.
Le mie principali fonti di ispirazione essendo cresciuto nell’era della TV sono stati sicuramente i cartoni animati, poi i fumetti e i giochi di ruolo. Crescendo ho potuto apprezzare la pittura, tutta, in particolar modo i surrealisti, poi il cinema e il teatro, comunque sempre il narrare qualcosa tramite il flusso costante delle immagini. Diciamo che ho sempre spaziato in mille contesti diversi per continuare ad evolvere e trovare nuovi stimoli, tutt’oggi per esempio con mia grande sorpresa la massima fonte d’ispirazione è diventata la lettura.

L’ultima domanda è quella che non ti hanno mai fatto ma che ti piacerebbe ti facessero. Qual è? E grazie per il tuo tempo.
Che vuoi fare da grande? Da grande voglio fare il piccolo.

Settembre 2013

MAUA: il museo di arte urbana aumentata a Milano

Se amate la street art dovete proprio dare un’occhiata al MAUA, un progetto che promette bene. Si tratta di una galleria d’arte a cielo aperto, che corre per le strade di 5 zone di Milano: Giambellino-Lorenteggio, Adriano-Padova-Rizzoli, Corvetto-Chiaravalle-Portodi Mare, Niguarda-Bovisa e QT8-Gallaratese.
Se avete la possibilità d visitarlo l’app Bepart vi verrà in aiuto: basterà inquadrare le opere d’arte con lo smartphone per accedere ai contenuti di realtà aumentata.

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Un’opera di Caravaggio sulle pareti dell’ospedale

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Vi ricordate di Andrea Ravo Mattoni, il bravissimo street artist italiano che ama l’arte di Caravaggio? Ne parlammo qui. Beh, ha appena dipinto Le sette opere della Misericordia su una parete del Policlinico Gemelli di Roma, 8 metri per 9 e mezzo! Qui il video dell’impresa.

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The Walled Off Hotel by Banksy

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Alloggereste in un hotel dalle cui finestre non si vede nient’altro che metri e metri di puro cemento? Beh, se è un’opera d’arte forse sì! Perché dopo Dismaland Banksy è tornato con un nuovo irriverente progetto artistico: The Walled Off Hotel, ovvero “l’albergo con la peggiore vista del mondo”. L’edificio infatti sorge a Betlemme, a pochi passi dal muro che divide Israele e Palestina. Ma le provocazioni non finiscono qui, perché ogni stanza è arredata a tema: degna di nota la Presidential suite, “dotata di tutto ciò di cui un capo di stato corrotto può avere bisogno”. Ecco le immagini.

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Keith Haring a Milano

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Se cercate l’ispirazione in quel di Milano non potete assolutamente farvi sfuggire la bellissima mostra di Keith Haring nel cuore della città: About Art, a Palazzo Reale fino al 18 giugno. Per rivalutare il maestro della street art, per capire il suo lavoro fino in fondo, cogliendo e apprezzando tutte le sfaccettature e tutti i riferimenti artistici che hanno fatto parte della sua breve vita e influenzato la sua particolarissima arte, da Picasso a Basquiat, da Bosch a Dubuffet. Perché se è vero che l’arte di strada non va chiusa dentro i musei è anche vero che la possibilità di vedere in una volta più di 100 opere di questo tipo è più unica che rara.
Altra tappa straconsigliata per restare in Lombardia il Casinò di San Pellegrino Terme (Bergamo), gioiello in stile liberty di inizio ‘900, poco conosciuto e sicuramente troppo poco considerato.

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