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Interview to Kelly Bastow

Kelly Bastow is an eclectic illustrator from Canada. Here is her DeviantArt profile. Are you ready for her?

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Hi Kelly, looking at your website I noticed there is no biographical info. Maybe you prefer to introduce yourself through your illustrations. But I have to ask you: tell us about you, who you are, where you live, what you do, what you like.

That’s very true! I prefer to let people get to know me through my comics.
I’m Kelly Bastow, a traditional illustrator and comic artist from Newfoundland, Canada. I love to work with ink and watercolors. I also love fast food, walking outside, crappy reality shows, horror novels, and wasting money on cute nicknacks.

How did you learn to draw? Studying art or practicing?

I’m self-taught, and have been drawing since I was a kid (like most artists). However, I spent a year at OCADU and learned some valuable lessons and techniques about painting and commercial illustration. I still have a lot to learn!

Is drawing now a job for you? Are most of your illustrations personal projects or commissioned ones?

Most of my work is super personal, but I do occasionally get commissions, and sometimes I’m lucky enough to be involved in a group show, or comic project.

How do you create a piece? Tell us how the idea starts and how you realize it. You probably love using traditional tools, but what do you think about digital art?

I draw pictures about my memories and experiences. Something funny that happened, or maybe an insecurity I have. It feels good to get everything out on paper. I also like to tell stories in my art, about romance or adventure, or something creepy. In the future I’d like to use Photoshop to enhance my ink drawings. I really admire digital artists, they can make some amazing looking pieces. But I’ll always be a traditional artist at heart.

What inspires your illustrations and what influences you drawing style? Maybe some books you read or some artists you love?

I’ve always liked autobiographical comic artists. Joe Matt, Chester Brown, Liz Prince, Craig Thompson, Jeffrey Brown and Jess Fink are some of my favorites.

What do you want to express with your illustrations? Do you want to communicate something to your viewer or drawing is simply a personal need?

Most of my work is pretty selfish, I draw it to get something off my chest, but it makes me feel closer to my tumblr followers, especially when they relate to my work. I also like to spread motivational messages sometimes. We could all use more of that!

Where do your characters come from? There is a reason you often draw little girls?

I usually draw stuff aimed towards women and girls. Stuff they can relate to. Also I just prefer to draw them over men. (Cute outfits!)

Some of your illustrations have a poetic and almost fairy atmosphere at first sight, but when you look closely you find a dramatic power and sometimes even a horror twist. So unexpectedly you feel the sadness, the pain and the fears of the character. This is my impression, am I wrong?

I like to draw playful or romantic things, but show something dark underneath. Some kind of turmoil or danger. I like to draw someone in peril, or having some internal struggle. I’m just a mope.

Your black and white illustrations seem to have a perfect balance between dark and light areas. In some images it seems you don’t want one colour to overcome the other one.

Thank you! I try to make my images appealing to look at, I’m a stickler for balance and harmony, I hate when things look out of place or unfinished, it drives me nuts. I love the stark contrast of black and white images, but I like to make them flow nicely, or have a bit of a pattern.

What do you think about web and social networks? Are they a good opportunity for artists to share their works?

Of course! Tumblr and Deviantart have really helped me show my work to others, and keep up with my favorite artists as well.

The last question is one that no-one has asked you but that you would like to be asked. What is it? And thank you for your time.

Thanks for the questions!
Um… What’s your favorite Youtube video? The answer is this: http://www.youtube.com/watch?v=3RSCSw_VwIs.

December 2013

Intervista a Kurt Moses

Vi presento Kurt e Edwige Moses, gli autori dell’affascinante progetto Un petit monde, di cui abbiamo già parlato tempo fa.

Ciao Kurt, ciao Edwige. Voi descrivete il vostro progetto dicendo che “fotografate personaggi in miniatura in un ambiente reale”. Detto così sembra semplice, ma probabilmente è più complicato di quanto immaginiamo. Quanto è lunga ad esempio la fase preparatoria? Kurt, ho letto sul vostro sito che comprate i personaggi principalmente nei negozi di hobbistica e poi, qualche volta, tu li modifichi.

Ogni scatto varia. Ci sono alcune locations che ho in mente che richiedono elementi scenici. Per esempio la creazione del vecchio molo di legno che ho usato nella serie North Shore mi è costata diverse ore. Poi, quando siamo arrivati a destinazione, lungo il lago Superior, ho setacciato il luogo per circa 20 minuti prima di decidere la location dove scattare. Una volta che ho piazzato il molo e il personaggio vicino alla pozza d’acqua, ci sono voluti circa 20 minuti di scatti per avere una foto di cui fossi soddisfatto. Se includiamo anche il tempo che ci è voluto per arrivare sul posto, potremmo dire che abbiamo impiegato più di 7 ore solo per fare quella foto!
Non tutti gli scatti richiedono la costruzione di elementi scenici. Ci sono scene che nascono molto velocemente, e quando accade ci possono volere solo 20 minuti per avere una bella fotografia. Per quanto riguarda il modificare i personaggi certe volte ne cambio l’aspetto (taglio braccia, gambe, ri-incollo e ridipingo) per adattarli alla scena che ho immaginato.

Per scattare le tue foto usi una lente fisheye e la luce naturale. Dicci qualcosa di più sul processo creativo e sulla tua attrezzatura.

Come fotografo sono sempre alla ricerca della luce migliore. Ma nel vero spirito del fotogiornalismo devo fare i conti con le condizioni che troviamo quando arriviamo sul posto, qualunque esse siano. Il corpo macchina che uso è una Nikon D7000. Uso questa fotocamera perché ha la modalità Live View e il corpo è abbastanza piccolo. Non guardo più nel mirino della fotocamera, uso il Live View e metto a fuoco manualmente. Di solito devo avvicinarmi a terra il più possibile per avere la prospettiva adatta, il che può essere molto difficile, a seconda del terreno.

Di solito pianifichi le tue uscite fotografiche o esci sempre di casa, nella vita di tutti i giorni, con la tua fotocamera e qualche piccolo personaggio in tasca, da tirar fuori in caso di ispirazione improvvisa? Forse entrambe le cose possono accedere?

Di certo adoriamo pianificare dei viaggi per fotografare i personaggi! Ma sì, a volte porto con me una manciata di personaggi e la fotocamera quando siamo fuori per fare qualche commissione in città. Cerco di trarre vantaggio da delle situazioni particolari come cieli scenografici ed eventi speciali come gare di ciclismo, fiere e altre cose in cui possiamo imbatterci. Mi ritrovo a comporre degli scatti anche quando non ho la fotocamera e i personaggi con me!

Penso che un bravo fotografo riesca a raccontare una storia con un’immagine. È questo lo scopo delle tue opere, lasciare che lo spettatore immagini la storia che tu hai fermato in un singolo scatto?

Mi piace che la mia opera non racconti tutta la storia. Con la mia fotografia io inizio una trama e permetto allo spettatore di immaginare le proprie conclusioni. In definitiva voglio che il mio lavoro evochi emozioni positive nelle persone.

Molte fotografie mostrano un bellissimo paesaggio, perché le avete scattate mentre eravate in viaggio, per esempio nel sudovest degli Stati Uniti o alle Hawaii. Qual è la vostra prossima meta?

Edwige ed io amiamo il sudovest degli Stati Uniti e stiamo pianificando di ritornarci la prossima primavera. Stiamo pianificando di andare in Florida questo inverno e speriamo di visitare l’Europa. Adesso ci sono degli entusiasmanti cambiamenti che stanno avvenendo nelle nostre vite. L’anno prossimo potremmo viaggiare più di quanto abbiamo fatto negli anni passati, da quando abbiamo iniziato questo progetto.

L’ultima domanda è quella che non vi hanno mai fatto ma che vi piacerebbe vi facessero. Qual è? E grazie per il vostro tempo.

Be’, non mi hanno mai chiesto se è facile o no. La risposta è che ottenere un buono scatto è molto impegnativo. La lente fisheye fa in modo che tutto sembri più lontano di quello che realmente è e distorce quasi ogni cosa. Quindi devo trovare l’esatto angolo e l’esatta distanza da un oggetto senza che ci sia troppa distorsione. Ci sono così tante cose che possono diventare degli ostacoli nel cercare una buona fotografia: vento, calore, freddo, poca luce, troppa luce, automobili (quando scatto per strada), pioggia… e la lista si allunga. Ma io amo la sfida!

Ottobre 2013

English version here.

Interview to Kurt Moses

The american photographer Kurt Moses and his french wife Edwige brought to life this wonderful project some years ago. It’s called Un petit monde and we already know it… à vous de le découvrir!

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Hi Kurt, hi Edwige. You describe your project saying that you “photograph miniature figures in a real world environment”. It sounds simple, but It’s probably more complicated than we can imagine. How long is for example the preparatory phase? Kurt, I read on your website that you buy mini figures mainly in hobby shops and sometimes you modify them.

Every shoot will vary. There are some locations I have in mind that will require a prop. For example, the old wooden dock I used in the North Shore series took me several hours to create. Then, when we arrived at our destination along Lake Superior, I scouted for about 20 minutes before deciding upon the location to shoot. Once I placed the dock and miniature figure near the puddle of water, it took me about 20 minutes of shooting to get a photo I was happy with. If you include the time it took us to travel to this location, you could say we have over 7 hours invested in just that one photograph!
Not every photo shoot requires me to build a prop. Some scenes come together very quickly and when they do, they might take only about 20 minutes to get a nice photograph. As for manipulating the miniature figures, on occasion I’ll reconfigure (cut arms, legs, re-glue and re-paint) them to fit a scene I have envisioned.

To take your photos you use a fisheye lens and natural light. Tell us something more about the creative process and about your equipment.

As a photographer, I am always looking for the best light. But in the true spirit of photojournalism, I deal with whatever the conditions are when we arrive at the location. The camera body I use is a Nikon D7000. I use this camera because it has “Live View” capability and the body is somewhat small. I no longer look through the viewfinder of the camera, I use the Live View mode and manually focus on the miniatures. Generally, I’ll need to get as low to the ground as possible to get the proper perspective, which can be very difficult depending on the terrain.

Usually do you plan your photography tours or do you always go out, in your everyday life, with your camera and some mini figures in your pocket, to use in case of sudden inspiration? Maybe both things can happen?

Of course we love to plan road trips to photograph the miniatures! But yes, on occasion I will take a small handful of figures and the camera with me when we are out running errands around town. I try to take advantage of unique situations like dramatic skies and special events like bicycle races, fairs and other things that we might happen upon. I find myself composing shots even when I don’t have the camera or figures with me!

I think a good photographer can tell a story with a picture. Is this the aim of your works, to let your viewer imagine the story that you stopped in a single shoot?

I like that my work doesn’t tell the complete story. With my photography, I initiate a storyline and allow the viewer to dream up their own conclusions. Ultimately, I want my work to evoke a positive emotion in people.

Many photos show a wonderful landscape, because you shot them while travelling, for example in Southwastern U.S. or in Hawaii. What is your next destination?

Edwige and I really like the Southwestern U.S. and plan to go back there next spring. We are planning to be in Florida this winter and hope to visit Europe. There are some exciting changes happening in our lives right now. We may be doing more traveling next year than any previous year since we started this project.

The last question is one that no-one has asked you but that you would like to be asked. What is it? And thank you for your time.

Well, I never get asked if it is easy or not. The answer is that it is very challenging to get a great shot. The fisheye lens makes everything appear further away than it really is and distorts almost everything. So I need to find just the right angle and distance from an object without too much distortion occurring. There are so many things that can become obstacles in my pursuit of a great photograph: wind, heat, cold, too little light, too much light, cars (when I shoot in the street) and rain… the list goes on. But, I really love the challenge!

October 2013

Versione italiana qui.

Intervista a Henrietta Harris

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Lei è neozelandese e si chiama Henrietta Harris. È un’illustratrice, laureata in Belle Arti. Fate un giro sul suo sito e date un’occhiata ai suoi surreali acquarelli prima di leggere le risposte alle domande che le abbiamo fatto.

Ciao Henrietta. Dicci di te, chi sei, cosa ti piace, cosa fai e qualunque altra cosa tu voglia dirci per presentarti.
Vivo ad Auckland, in Nuova Zelanda, e disegno e dipingo tutto il giorno tutti i giorni.

Ho letto sul tuo sito web: “Henrietta ha sviluppato lo stile senza tempo che può essere ottenuto solo avendo occasionalmente intinto un pennello nel caffè di qualcuno, accidentalmente”. Puoi dirci qualcosa di più riguardo il tuo stile?
Mi piace pensare che non seguo le tendenze, è difficile dirlo non potendo osservare il mio lavoro da una prospettiva esterna ma semplicemente esploro il ritratto e la figura umana costantemente attraverso il disegno e la pittura ad acquarello.

Che strumenti usi nel tuo lavoro? Siamo nell’era digitale ma la tua arte ha un aspetto tradizionale, e credo che questa sia una tua qualità.
Matita e acquarello, ecco tutto.

La domanda più classica per un artista: dove trovi l’ispirazione?
In così tanti posti che ho smesso di ricordarmeli.

Perché hai scelto di dipingere i volti nel modo in cui hai fatto per esempio in Crazy, Polo o Flee? E in M Theory abbiamo addirittura due versioni dello stesso ritratto. Cosa volevi comunicare?
Una sensazione di discongiungimento, uno stato di sogno, uno strappo nel tempo.

Perché e come sei diventata un’illustratrice? Ami disegnare principalmente per te, perché senti il bisogno di esprimerti, o per il tuo pubblico, perché vuoi raccontare allo spettatore una storia con ogni nuova opera? Forse entrambi?
Be’, all’inizio era solo per me, l’avrei fatto tutti i giorni indipendentemente dall’avere un pubblico o meno, ma internet ha aperto così tante porte per portare il mio lavoro là fuori, così mi sono ritrovata ad aver voglia di condividere le cose non appena erano finite. Sono un’artista perché non saprei cosa altro potrei fare, è praticamente tutto ciò a cui penso.

Che consiglio daresti ad un giovane artista che vorrebbe migliorare le sue abilità e iniziare a lavorare come illustratore?
Si tratta solo di mettersi al lavoro. Non guardare agli altri artisti e illustratori troppo da vicino, scopri le cose da solo, trova ciò che ti influenza cercando più lontano. I tuoi primi lavori non saranno come li vorresti, i miei certamente non lo erano, ma lentamente prenderanno vita. Continua a disegnare!

Giugno 2014

Interview to Henrietta Harris

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Henrietta Harris is an illustrator from New Zealand who loves surreal portraits. Have a look at her website.

Hi Henrietta. Tell us about you, who you are, what you like, what you do and everything you want to say to introduce yourself.
I live in Auckland, New Zealand and draw and paint all day every day.

I read on your website: “Henrietta has developed the timeless style that can only be achieved by having occasionally dipped one’s paintbrush accidentally in one’s coffee”. Can you tell us more about your style?
I like to think I don’t follow trends, it’s hard to tell not looking at my work from an outside perspective but I’m just constantly exploring portraiture and figure through drawing and watercolour painting.

What tools do you use to work? We are in the digital era but your art looks traditional. And I think this is your quality.
Pencil watercolour paint, that’s about it.

The most classic question for an artist: where do you find your inspiration?
So many places I stop remembering.

Why did you choose to paint faces the way you did for example in Crazy, Polo or Flee? And in M Theory we have even two version of the same portrait. What did you want to communicate?
A feeling of disjointed-ness, a dreamlike state, a glitch in time.

Why and how did you become an illustrator? Do you love to draw mainly for you, because you need to express yourself, or for your audience, because you want to tell your viewer a story with every new piece? Maybe both?
Well originally it was just for me, I’d be doing this every day regardless of having an audience or not, but the internet has opened up so many doors for getting my work out there so I find myself itching to share things as soon as they’re finished. I’m an artist because I don’t know what else I’d possibly do, it’s pretty much all I think about.

What kind of advice would you give to a young artist who want to improve his/her skills and want to begin to work as an illustrator?
It’s simply a matter of putting the work in. Don’t look at other artists and illustrators too closely, discover things for yourself, find influence further afield. Your early work won’t be what you want, mine certainly wasn’t, but it’ll slowly come to life. Just keep drawing!

June 2014

Intervista a Cris Wicks

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Cris Wicks è un poliedrico artista di Los Angeles, amante della sperimentazione e di innumerevoli tecniche illustrative diverse. Ecco il suo Behance e il suo Vimeo.

Ciao Cris, non sappiamo quasi nulla di te, dicci chi sei, cosa ti piace e qualunque cosa tu voglia farci sapere.
Onestamente non so davvero cosa dire su di me, per me è facile parlare di arte e di creazione ma non sono sicuro di cosa vorrei dire su me stesso.

Adoro i tuoi ritratti tipografici. Raccontaci come li hai creati.
Inizio i ritratti tipografici selezionando una foto da cui partire, poi con la foto in mente compilo le citazioni che mi piacerebbe usare nel ritratto. Se voglio usare uno sfondo fatto col collage cerco e raccolgo vecchi articoli di quotidiani e altri memorabilia cartacei riguardo quella persona. Poi è il momento di iniziare il ritratto. Prima stendo lo sfondo incollando un sacco di memorabilia di carta sulla tela, poi usando pitture acriliche e vernici spray chiazzo e dipingo la carta dei colori desiderati. Per iniziare il volto mi piace dipingere una solida silhouette sopra lo sfondo e poi disegnarci grosso modo i caratteri con la matita. Una volta che i caratteri sono disegnati inizio a dipingere le lettere usando la foto come guida per dare una forma. Lavoro dalle ombre alle luci fino a che il volto emerge completamente. Da qui uso una spatola e gratto gli acrilici per formare i vestiti o i capelli. Alla fine quando il ritratto è fatto verso una finitura di spessa resina epossidica sopra l’intera tela per dare all’opera un aspetto racchiuso, solido, vitreo.

Pittura, collage, spray, stencil, matita e penna su carta, incisione su linoleum, serigrafia e un pizzico di arte digitale: usi un sacco di tecniche differenti. Quale preferisci?
Mi piacciono tutti i mezzi! Non ho nessuna grossa preferenza o uno che mi diverte più degli altri. Mi diverto a sperimentare e imparare nuove tecniche e mi annoierei se ne usassi solo una per troppo tempo. Quindi provo sempre qualcosa di nuovo e combino e mescolo costantemente vari metodi solo per vedere il risultato. La mia mente è alla costante ricerca di nuove tecniche e materiali con cui creare.

Hai dipinto Jimi Hendrix, Bob Marley, Tupac Shakur, John Lennon. Quindi ti piace la musica?
Amo la musica, penso che tutti la amino. Ho trovato molta ispirazione per la vita e l’arte nella musica. Attraverso la musica le parole e i pensieri di una persona guadagnano la loro stessa esistenza, spesso trascendono anche la morte della forma fisica della persona e vivono echeggiando attraverso le future generazioni. La musica è un’incredibile comunicatrice.

I tuoi lavori sono per la maggior parte progetti personali o commissionati? Quale delle due cose preferisci e cosa fai quando non riesci a trovare l’ispirazione?
Passo più tempo a sperimentare con i miei progetti. Faccio pratica e provo nuove idee quotidianamente. Creo tonnellate di lavoro, la maggior parte del quale è abbozzato e sperimentale e finisce per essere ridipinto, messo via da qualche parte, o semplicemente scartato. Faccio anche un sacco di progetti commissionati ma c’è definitivamente più costrizione quando realizzi la visione di qualcun altro. Mi piace creare senza sapere quale sarà il risultato finale, mi diverte vedere un dipinto evolversi liberamente mentre vado avanti. Quando faccio un lavoro commissionato perdo molta di questa libertà e tutto deve essere più controllato e pensato.
Quando non riesco a trovare l’ispirazione leggo, ascolto musica, passeggio per la città, discuto con gli amici, qualunque cosa che nutra la mente. Cerco di esporre me stesso a un sacco di nuove idee e riesanimo le vecchie idee. Faccio girare la mente e faccio in modo che crei nuove connessioni e così spero che l’ispirazione arrivi.

Dicci qualcosa che non sappiamo riguardo la tua arte.
Quasi tutti i dipinti che vedete hanno probabilmente tra i 2 e i 10 altri dipinti sotto di essi. Mi piace il processo creativo dell’arte, il risultato finale non mi interessa molto. Così se sono le 3 del mattino e voglio dipingere qualcosa e in quel momento non ho tele bianche semplicemente tolgo un’opera dal muro e ci dipingo sopra.

Ti capita di sentirti insoddisfatto del lavoro finale? In quel caso cosa fai?
Penso sempre che posso fare meglio ma non mi sento scoraggiato o turbato se non ottengo il risultato che desideravo. Ho insegnato a me stesso come creare sul piano visivo quindi sono abituato a provare un’idea o una tecnica e scombinare tutto. Sfido me stesso a compiere quello che penso di non poter fare e solitamente inciampo lungo la strada. Prendo ogni opera come un’esperienza per imparare. Sono tutti solo esperimenti. Il tempo non è mai sprecato perché tutto mi insegna qualcosa e mi rende migliore. Solitamente scombino tutto quando scopro qualcosa di completamente nuovo. Spesso trovo nuove idee e ispirazione nei miei errori.

L’ultima domanda è quella che non ti hanno mai fatto che vorresti ti facessero. Qual è? E grazie per il tuo tempo.
Mi piacerebbe che qualcuno mi chiedesse di accompagnarlo in un viaggio sulla luna, andata e ritorno. So che probabilmente non è quello che intendevi ma è stata la prima cosa che mi è venuta in mente.

Febbraio 2014

Interview to Cris Wicks

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Cris Wicks is a talented artist from Los Angeles. This is his Behance profile and this his Vimeo.

Hi Cris. We know almost nothing about you. So tell us who you are, what you like and everything you want us to know.
I honestly don’t really know what to say about myself, it’s easy for me to talk about art and creating but I’m not sure what I would like to say about myself.

I love your typography portraits. Tell us how you created them.
I begin the typography portraits by selecting a photo to work from, then with the photo in mind I compile the quotes I would like to use in the portrait. If I am going to use a collaged background I search for and gather old newspaper articles and other paper memorbillia about the person. Then it’s time to begin the portrait. First I lay down the background by gluing lots of paper memorbillia onto a canvas, then using acrylic paints and spray paints I stain and paint the paper to the desired colors. To begin the face I like to paint in a solid silhouette on top of the background and then roughly draw in the lettering in pencil. Once the lettering is drawn in I begin painting in the letters using the photo as a guide for shading. I work from shadows to highlights until the face fully emerges. From here I use a palette knife and scrape in acrylics to form any clothing or hair. Finally once the painting is done I pour a thick epoxy resin finish over the entire canvas to give the piece an encased, solid, and glassy feel.

Hand painting, collage, spray painting, stencil, pencil and pen on paper, linocut printing, silkscreening and a little bit of digital art: you used a lot of different techniques. What do you prefer?
I like every medium! I don’t have any standing preference or one I enjoy more than others. I enjoy experimenting and learning new techniques and will get bored if I use any one for too long. So I am always trying something new and constantly combining and mixing methods just to see the result. My mind is in a constant search for new techniques and materials to create with.

You painted Jimi Hendrix, Bob Marley, Tupac Shakur, John Lennon. So you love music, don’t you?
I do love music, I think everyone does. I have found much inspiration for life and art in music. Through music a person’s words and thoughts take on their own existence, they often transcend even the death of the person’s physical form and live on echoing through future generations. Music is an incredible communicator.

Your works are mostly personal projects or commissions? What do you prefer and what do you do when you can’t find your inspiration?
I spend more time experimenting with my own projects. I practice and try out ideas daily. I create tons of work, most of it is just rough and experimental and will end up getting painted over, stashed away somewhere, or just thrown out. I do a lot of commissioned projects as well but there is definitely more constraint when creating someone else’s vision. I like to create not knowing what the end result will be, I enjoy watching a painting evolve freely as I go. When doing commissioned work I lose a lot of that freedom and it has to be more controlled and thought out.
When I can’t find inspiration I read, I listen to music, I walk around a city, I have conversations with friends, anything that feeds the mind. I try to expose myself to lots of new ideas and reexamine old ideas. I get the mind turning and making new connections and hopefully some inspiration arises.

Tell us something interesting we don’t know about your art.
Just about every painting you see probably has between 2 and 10 other paintings underneath it. I enjoy the process of creating art, the end result doesn’t interest me as much. So if it’s 3 in the morning and I want to paint something and I have no blank canvases at the moment I will just pull work off the wall and paint right over it.

Does it happen to you to be unsatisfied with the final work? What do you do then?
I always think I can be better but I don’t get discouraged or upset if I don’t get the result I desired. I taught myself how to create visually so I’m used to trying an idea or technique and messing it all up. I challenge myself to accomplish what I think I can’t do and I usually stumble along the way. I take every piece as a learning experience. It’s all just experiments. No time is ever wasted because it all teaches and makes me better. My mess ups are usually when I discover something completely new. I often find new ideas and inspiration in my mistakes.

The last question is one that no-one has asked you but that you would like to be asked. What is it? And thank you for your time.
I would love it if someone asked me to accompany them on a round trip to the moon and back. I know that’s probably not what you meant but it was the first thing that came to mind.

February 2014

Interview to Daniel Lieske

Daniel Lieske is a german digital artist you should know. Take a look here.

Hi Daniel. Tell us something we can’t read in your biography, something that could have influenced your art: what you like, what music you listen, what books you read, and so on.
Well, I guess you could generally say that I’m enjoying artwork – paintings, music, movies, books – that have an impressionistic core. I love the films of Ridley Scott for his play with light and I listen to a lot of classic music, especially from Debussy, Ravel and Vaughan Williams. I read H.P. Lovecraft and among my favorite painters are Frank Frazetta, John Berkey and Alphonse Mucha. I think that all these artists have found a way to let the audience feel an impression of their world views. And these views are never precise, always shrouded by shadows or blinding light, sunken in a vail of smoke and haze and they always retain a quality of mystery. I’m striving for these qualities myself and it’s very hard to find the right balance.

What about your art education? Where have you studied? Do you think you can learn more from studying or practicing?
I’m not educated at all. I’ve learned everything by experimenting and by simply doing. I’m drawing since I’m a little boy and I constantly tried to get better at it. Drawing is the core of all visual art and from and if you can draw, you can do everything else. I’ve also always been fascinated by computers and the things you can do with them. I started with the very first graphic programs that emerged on computers like the Atari ST or the Commodore Amiga and I followed the development ever since. If you’re starting with computer graphics today you must be overwhelmed by all the possibilities. It helps a lot to have watched the evolution of all the techniques. On the other hand it might be helpful to not know where things came from. It prevents you from thinking in old fashioned categories.

There is something you didn’t do yet and you would like to do?
I’m currently doing what I want to do the most. But this is not to say that I wouldn’t enjoy to try other things, too. If I weren’t doing visual art I would probably compose music. That’s my second strongest interest.

In the second chapter of your Wormworld Saga the narrator says “I often contemplate the enigmatic qualities of art. I’ve been drawing my whole life, but I don’t think I’ve ever fully understood how it works.”. This is an autobiographical consideration? Do you think art is enigmatic, even for an artist?
Art is a twisted thing because my feeling is that the more you learn about it, the less you know. That’s what I try to express with the lines you quoted. I will never again be such a good artist as I have been as a kid because back then I created everything without any goals in mind. My drawings might not have looked good but they came to life for me easily. As an adult you can’t fight the urge to give meaning to everything. I’m a pedant and I’m very analytic. I try to understand the world through logic and this sometimes gives me a hard time when I’m working with colors and compositions. I have to admit to myself that my best work emerges when my conscience is muted down. I often come to a point where I see the result of a painting session and can’t explain to myself how it came together. That sometimes can drive me crazy.

Does it happen to you to have no inspiration? If does, what do you do?
It often happens that I have little inspiration to do the work that I’m SUPPOSED to do at that specific moment. In the past I’ve tried to push myself through these creative lows with very mediocre results. Over the years I’ve learned that inspiration fails me if I don’t know enough about my subject. For example, if I’m supposed to write a dialog between two characters and I don’t feel inspired to write it I turn towards the characters themselves and try to define them better. And then creativity is often coming back and I come up with all these details about the characters and that way I get them to know better. And normally, when I’ve got really close to the characters I can feel an urge to write the dialog that I wasn’t able to write before. Creative block often is a signal that something is standing in your way. Taking a step aside and finding another path is my strategy.

Do you read comics? What cartoonists do you like?
I don’t read a lot of comics. As a kid I read “Asterix” and as a teenager “Akira”. I also like to read “Hellboy” but only the books that Mignola illustrated himself. His visual language for me is the strongest part of his work and for me his writing doesn’t work quite as well with other artists. Apart from that I’m not reading a lot of comics.

Do you ever use traditional tools like paper, paint and brushes?
I occasionally draw with pencil on paper on conventions or to create originals for sale. But for my published work I prefer to work digitally as this gives me all possibilities and saves a lot of time.

Tell us how you create every new chapter of your graphic novel Wormworld. Do you write a script, or screenplay, first? I said “screenplay” because I think that your work has a cinematographic approach, am I wrong?
I normally don’t write the chapter in text form. I create a sort of storyboard in which I fill in the texts. Storytelling is a very visual thing for me and I just can’t separate the visuals from the text. I’m editing the texts inside the storyboard, often changing, adding or removing panels, and if everything works I begin to illustrate the different panels.

How many people are collaborating to create Wormworld Saga? How long is, for example, the creation of a single chapter?
I’m writing and illustrating the German edition of the story. Then there’s two people who help me with the English translation, two people who are working on the Spanish translation and the French translation is handled by a friend. It takes about 4 months to complete one chapter of the Wormworld Saga. As soon as it is published, there is also a growing group of fans from all over the world working on additional translations. And there’s a volunteer layout assistant who helps to layout all these translations.

The last question is one that no-one has asked you but that you would like to be asked. What is it? And thank you for your time.
That’s really tough. I guess I generally would love to talk more about the actual story of the Wormworld Saga. However, I realize that the story isn’t advanced far enough to justify deeper discussions about it. But that’s part of my motivation. I really want to finish my story so that people will be able to talk about it. I’m looking forward to that!

October 2013

Intervista a Daniel Lieske

L’illustratore tedesco Daniel Lieske ha iniziato la sua carriera artistica molto presto, vendendo i suoi primi fumetti nel cortile della scuola, come lui stesso scrive sul suo sito. Da bambino amava giocare nei boschi e arrampicarsi sugli alberi, ed è cresciuto con Star Wars, i Muppets, Indiana Jones e i Goonies. E tutto questo ha in qualche modo influenzato la sua visione del mondo e di conseguenza il suo modo di disegnare. Lavoro che, tra l’altro, svolge completamente in digitale.

Ciao Daniel. Parlaci di te, dicci qualcosa che non abbiamo letto nella tua biografia, qualcosa che potrebbe aver influenzato la tua arte: cosa ti piace, che musica ascolti, che libri leggi, e così via.
Be’, immagino che si possa dire in generale che mi piacciono le opere artistiche – dipinti, musica, film, libri – che abbiano un’anima impressionista. Amo i film di Ridley Scott per come gioca con la luce e ascolto un sacco di musica classica, specialmente Debussy, Ravel e Vaughan Williams. Leggo H.P. Lovecraft e tra i miei pittori preferiti ci sono Frank Frazetta, John Berkey e Alphonse Mucha. Penso che tutti questi artisti abbiano trovato un modo per far sì che il pubblico possa avere un’impressione della loro visione del mondo. E queste visioni non sono mai precise, sono sempre velate da ombre o luci accecanti, sommerse da un velo di fumo e foschia e conservano sempre una valenza di mistero. Io stesso cerco queste qualità ed è molto dura trovare il giusto equilibrio.

Dicci della tua formazione artistica. Dove hai studiato? Pensi che si possa imparare di più dallo studio o dalla pratica?
Non ho una formazione. Ho imparato tutto sperimentando e semplicemente facendo. Disegno da quando ero bambino e ho costantemente cercato di migliorare. Disegnare è il cuore di qualunque arte visiva e se sai disegnare puoi fare qualsiasi altra cosa. Sono sempre stato affascinato anche dai computer e dalle cose che si possono fare con essi. Ho iniziato con i primissimi programmi di grafica che apparivano su computer come l’Atari ST o il Commodore Amiga e ho seguito lo sviluppo da allora. Se inizi con la computer grafica oggi vieni sopraffatto dalle possibilità. Aiuta molto aver assistito all’evoluzione di tutte le tecniche. D’altra parte potrebbe essere d’aiuto non sapere da dove le cose provengono. Ti eviterebbe di ragionare secondo categorie antiquate.

C’è qualcosa che ancora non hai fatto e che ti piacerebbe fare?
Attualmente sto facendo quello che più voglio fare. Ma questo non vuol dire che non mi piacerebbe provare anche altre cose. Se non mi occupassi di arte visiva probabilmente comporrei musica. È il mio secondo grande interesse.

Nel secondo capitolo della tua Wormworld Saga il narratore dice: “Spesso rifletto su quel mistero che è l’arte. Ho passato una vita a disegnare, ma non credo di aver mai esattamente capito come funziona.”. È una riflessione autobiografica? Pensi che l’arte sia enigmatica, anche per un artista?
L’arte è una cosa contorta, perché la mia sensazione è che più ne apprendi e meno sai. È questo che tentavo di esprimere con le righe che hai citato. Non sarò mai più un bravo artista come lo ero quando ero bambino perché allora creavo tutto senza alcun obiettivo in mente. Forse i miei disegni non erano belli ma prendevano vita facilmente. Da adulto non puoi combattere l’impulso di dare un significato a qualunque cosa. Io sono pedante e molto analitico. Cerco di comprendere il mondo con la logica e questo a volte mi rende la vita difficile quando sto lavorando con i colori e le composizioni. Devo ammettere che il mio lavoro migliore viene fuori quando la mia coscienza viene zittita. Spesso arrivo ad un punto in cui vedo il risultato di una sessione di pittura e non riesco a spiegarmi come sia nato. Questo a volte può farmi impazzire.

Ti succede di non avere ispirazione? Se sì, che cosa fai?
Mi succede spesso di avere poca ispirazione per fare il lavoro che si SUPPONE io debba fare in un preciso momento. In passato provavo a superare questi stalli creativi con risultati molto mediocri. Negli anni ho imparato che l’ispirazione viene a mancare se non conosco abbastanza il soggetto. Per esempio se devo scrivere un dialogo tra due personaggi e non mi sento ispirato a scriverlo mi concentro sui personaggi e cerco di definirli meglio. E allora la creatività spesso ritorna e creo tutti questi dettagli riguardo i personaggi e in questo modo riesco a conoscerli meglio. E normalmente quando mi avvicino molto ai personaggi trovo la spinta per scrivere il dialogo che non ero in grado di scrivere prima. Il blocco creativo spesso è un segnale che qualcosa si è messo sul tuo percorso. Spostarsi e trovare un’altra strada è la mia strategia.

Leggi i fumetti? Quali fumettisti ti piacciono?
Non leggo molti fumetti. Da bambino leggevo “Asterix” e quand’ero teenager “Akira”. Mi piace anche leggere “Hellboy” ma solo i volumi illustrati dallo stesso Mignola. Il suo linguaggio visivo è secondo me la parte più forte del suo lavoro e il suo modo di scrivere non funziona così bene con altri illustratori. A parte questo non leggo molti fumetti.

Usi mai gli strumenti tradizionali come carta, pittura e pennelli?
Di tanto in tanto disegno a matita su carta a qualche incontro o per creare opere autentiche destinate alla vendita. Ma per quanto riguarda i lavori che pubblico preferisco lavorare in digitale, perché questo mi dà molte possibilità e mi fa risparmiare un sacco di tempo.

Raccontaci come crei ogni nuovo capitolo della tua graphic novel Wormworls. Scrivi una sceneggiatura, o un copione, prima? Ho detto “copione” perché penso che il tuo lavoro abbia un approccio cinematografico, sbaglio?
Normalmente non scrivo il capitolo sotto forma di testo. Creo una sorta di storyboard nella quale inserisco i testi. Lo storytelling, il raccontare una storia, è una cosa molto visiva per me e semplicemente non riesco a separare i visuals dal testo. Edito i testi dentro la storyboard, spesso cambiando, aggiungendo o rimuovendo vignette, e se tutto funziona inizio a illustrare le varie vignette.

Quante persone collaborano alla creazione di Wormworld Saga? Quanto serve ad esempio per creare un singolo capitolo?
Io scrivo e illustro la versione tedesca della storia. Poi ci sono due persone che mi aiutano con la traduzione inglese, due persone che lavorano alla traduzione spagnola, mentre la traduzione francese è curata da un amico. Ci vogliono circa 4 mesi per completare un capitolo di Wormworld Saga. Non appena viene pubblicata un crescente gruppo di fans da tutto il mondo lavora alle altre traduzioni. E c’è un assistente volontario al layout che aiuta a sistemare il layout di queste traduzioni.

L’ultima domanda è quella che non ti hanno mai fatto ma che ti piacerebbe ti facessero. Qual è? E grazie per il tuo tempo.
Questa è molto difficile. In generale credo che mi piacerebbe parlare di più della vera storia di Wormworld Saga. Ad ogni modo capisco che la storia non si è ancora sviluppata abbastanza per giustificare una discussione approfondita. Ma questo fa parte delle mie motivazioni. Voglio davvero finire la mia storia così che le persone potranno parlarne. Non vedo l’ora!

Ottobre 2013

Intervista a Mister Thoms

Mister Thoms sul suo sito si presenta così: “THOMS! È un suono onomatopeico, qualcosa che rimbalza da una superficie all’altra, in un costante moto dinamico, una morbida elasticità che gli permette di spostarsi in tanti luoghi diversi, mantenendo sempre però una cadenza, una andatura che contraddistingue il suo stile.”. Se vi ha incuriosito date un’occhiata anche al suo vimeo, e ovviamente alla sua intervista.

Ciao Diego. Prima di tutto dicci qualcosa di te, del tuo lavoro e dei tuoi progetti passati, raccontaci chi sei.
Chi sono? Mi chiamo Diego della Posta, in arte Mister Thoms. La sintesi del mio lavoro è fondamentalmente la sperimentazione. Una costante e instancabile ricerca del mezzo espressivo più consono al contesto nel quale voglio realizzare la mia opera, attraverso il quale tento sempre di trasmettere un messaggio. Lo stile e l’evoluzione della forma poi fanno il resto.

Come nasce un’opera? Illustraci i vari passaggi della creazione. Quali strumenti usi?
Una mia opera nasce sempre dall’ispirazione del momento, dal luogo, dalle persone e dagli stati d’animo che quest’ultime mi trasmettono. I passaggi solitamente sono tre: contesto, idea, realizzazione. Quando riesco a mantenere in equilibrio questi tre elementi quasi sempre l’opera raggiunge quell’armonia che mi appaga e mi rende soddisfatto. I miei strumenti preferiti: le mani.

So che non è facile dare una definizione in poche righe, ma come spiegheresti la street art a qualcuno che è distante da questo mondo?
Gli direi che la Street Art è l’ultimo baluardo ancora non completamente contraffatto dalla società. Gli direi che è un mezzo potente che abbiamo a disposizione dai tempi della preistoria per esprimerci ancora liberamente. Gli direi che è il megafono che gli permette di urlare e far sentire al mondo la propria voce, che è quel canale attraverso il quale si può ancora riuscire a trasmettere il proprio pensiero senza vincoli e censure imposti dal sistema. Questo gli direi.

C’è chi critica la street art commissionata, sostenendo che essendo nata come un mezzo non solo di espressione ma di contestazione sociale una volta che vengono concessi degli spazi pubblici o che ad esempio un marchio pubblicitario la adotta come suo linguaggio allora perde il suo senso primario e la sua natura più profonda. Ma d’altra parte è normale che tutto si evolva e che rispetto alle sue origini la street art abbia inevitabilmente assunto anche altre forme. Tu cosa ne pensi?
Penso che sia importante non snaturarsi e mantenere una coerenza con il proprio stile evolutivo e la propria ricerca artistica, ma è vero anche che se scegli di vivere con la tua arte è inevitabile a volte raggiungere un compromesso con il sistema per poter sopravvivere e campare. Il vero talento credo sia anche questo, e cioè avere quella capacità di mantenersi costantemente in equilibrio su questa instabile trama che è la vita. Come un funambolo che per riuscire a rimanere in equilibrio deve mantenersi sempre in movimento, è quella stessa instabilità che gli permette di non cadere e al tempo stesso di muoversi liberamente.

Sarà una domanda banale, ma è impossibile non chiederti quali siano le tue fonti di ispirazione.
Le mie principali fonti di ispirazione essendo cresciuto nell’era della TV sono stati sicuramente i cartoni animati, poi i fumetti e i giochi di ruolo. Crescendo ho potuto apprezzare la pittura, tutta, in particolar modo i surrealisti, poi il cinema e il teatro, comunque sempre il narrare qualcosa tramite il flusso costante delle immagini. Diciamo che ho sempre spaziato in mille contesti diversi per continuare ad evolvere e trovare nuovi stimoli, tutt’oggi per esempio con mia grande sorpresa la massima fonte d’ispirazione è diventata la lettura.

L’ultima domanda è quella che non ti hanno mai fatto ma che ti piacerebbe ti facessero. Qual è? E grazie per il tuo tempo.
Che vuoi fare da grande? Da grande voglio fare il piccolo.

Settembre 2013