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Intervista a Cris Wicks

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Cris Wicks è un poliedrico artista di Los Angeles, amante della sperimentazione e di innumerevoli tecniche illustrative diverse. Ecco il suo Behance e il suo Vimeo.

Ciao Cris, non sappiamo quasi nulla di te, dicci chi sei, cosa ti piace e qualunque cosa tu voglia farci sapere.
Onestamente non so davvero cosa dire su di me, per me è facile parlare di arte e di creazione ma non sono sicuro di cosa vorrei dire su me stesso.

Adoro i tuoi ritratti tipografici. Raccontaci come li hai creati.
Inizio i ritratti tipografici selezionando una foto da cui partire, poi con la foto in mente compilo le citazioni che mi piacerebbe usare nel ritratto. Se voglio usare uno sfondo fatto col collage cerco e raccolgo vecchi articoli di quotidiani e altri memorabilia cartacei riguardo quella persona. Poi è il momento di iniziare il ritratto. Prima stendo lo sfondo incollando un sacco di memorabilia di carta sulla tela, poi usando pitture acriliche e vernici spray chiazzo e dipingo la carta dei colori desiderati. Per iniziare il volto mi piace dipingere una solida silhouette sopra lo sfondo e poi disegnarci grosso modo i caratteri con la matita. Una volta che i caratteri sono disegnati inizio a dipingere le lettere usando la foto come guida per dare una forma. Lavoro dalle ombre alle luci fino a che il volto emerge completamente. Da qui uso una spatola e gratto gli acrilici per formare i vestiti o i capelli. Alla fine quando il ritratto è fatto verso una finitura di spessa resina epossidica sopra l’intera tela per dare all’opera un aspetto racchiuso, solido, vitreo.

Pittura, collage, spray, stencil, matita e penna su carta, incisione su linoleum, serigrafia e un pizzico di arte digitale: usi un sacco di tecniche differenti. Quale preferisci?
Mi piacciono tutti i mezzi! Non ho nessuna grossa preferenza o uno che mi diverte più degli altri. Mi diverto a sperimentare e imparare nuove tecniche e mi annoierei se ne usassi solo una per troppo tempo. Quindi provo sempre qualcosa di nuovo e combino e mescolo costantemente vari metodi solo per vedere il risultato. La mia mente è alla costante ricerca di nuove tecniche e materiali con cui creare.

Hai dipinto Jimi Hendrix, Bob Marley, Tupac Shakur, John Lennon. Quindi ti piace la musica?
Amo la musica, penso che tutti la amino. Ho trovato molta ispirazione per la vita e l’arte nella musica. Attraverso la musica le parole e i pensieri di una persona guadagnano la loro stessa esistenza, spesso trascendono anche la morte della forma fisica della persona e vivono echeggiando attraverso le future generazioni. La musica è un’incredibile comunicatrice.

I tuoi lavori sono per la maggior parte progetti personali o commissionati? Quale delle due cose preferisci e cosa fai quando non riesci a trovare l’ispirazione?
Passo più tempo a sperimentare con i miei progetti. Faccio pratica e provo nuove idee quotidianamente. Creo tonnellate di lavoro, la maggior parte del quale è abbozzato e sperimentale e finisce per essere ridipinto, messo via da qualche parte, o semplicemente scartato. Faccio anche un sacco di progetti commissionati ma c’è definitivamente più costrizione quando realizzi la visione di qualcun altro. Mi piace creare senza sapere quale sarà il risultato finale, mi diverte vedere un dipinto evolversi liberamente mentre vado avanti. Quando faccio un lavoro commissionato perdo molta di questa libertà e tutto deve essere più controllato e pensato.
Quando non riesco a trovare l’ispirazione leggo, ascolto musica, passeggio per la città, discuto con gli amici, qualunque cosa che nutra la mente. Cerco di esporre me stesso a un sacco di nuove idee e riesanimo le vecchie idee. Faccio girare la mente e faccio in modo che crei nuove connessioni e così spero che l’ispirazione arrivi.

Dicci qualcosa che non sappiamo riguardo la tua arte.
Quasi tutti i dipinti che vedete hanno probabilmente tra i 2 e i 10 altri dipinti sotto di essi. Mi piace il processo creativo dell’arte, il risultato finale non mi interessa molto. Così se sono le 3 del mattino e voglio dipingere qualcosa e in quel momento non ho tele bianche semplicemente tolgo un’opera dal muro e ci dipingo sopra.

Ti capita di sentirti insoddisfatto del lavoro finale? In quel caso cosa fai?
Penso sempre che posso fare meglio ma non mi sento scoraggiato o turbato se non ottengo il risultato che desideravo. Ho insegnato a me stesso come creare sul piano visivo quindi sono abituato a provare un’idea o una tecnica e scombinare tutto. Sfido me stesso a compiere quello che penso di non poter fare e solitamente inciampo lungo la strada. Prendo ogni opera come un’esperienza per imparare. Sono tutti solo esperimenti. Il tempo non è mai sprecato perché tutto mi insegna qualcosa e mi rende migliore. Solitamente scombino tutto quando scopro qualcosa di completamente nuovo. Spesso trovo nuove idee e ispirazione nei miei errori.

L’ultima domanda è quella che non ti hanno mai fatto che vorresti ti facessero. Qual è? E grazie per il tuo tempo.
Mi piacerebbe che qualcuno mi chiedesse di accompagnarlo in un viaggio sulla luna, andata e ritorno. So che probabilmente non è quello che intendevi ma è stata la prima cosa che mi è venuta in mente.

Febbraio 2014

Interview to Cris Wicks

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Cris Wicks is a talented artist from Los Angeles. This is his Behance profile and this his Vimeo.

Hi Cris. We know almost nothing about you. So tell us who you are, what you like and everything you want us to know.
I honestly don’t really know what to say about myself, it’s easy for me to talk about art and creating but I’m not sure what I would like to say about myself.

I love your typography portraits. Tell us how you created them.
I begin the typography portraits by selecting a photo to work from, then with the photo in mind I compile the quotes I would like to use in the portrait. If I am going to use a collaged background I search for and gather old newspaper articles and other paper memorbillia about the person. Then it’s time to begin the portrait. First I lay down the background by gluing lots of paper memorbillia onto a canvas, then using acrylic paints and spray paints I stain and paint the paper to the desired colors. To begin the face I like to paint in a solid silhouette on top of the background and then roughly draw in the lettering in pencil. Once the lettering is drawn in I begin painting in the letters using the photo as a guide for shading. I work from shadows to highlights until the face fully emerges. From here I use a palette knife and scrape in acrylics to form any clothing or hair. Finally once the painting is done I pour a thick epoxy resin finish over the entire canvas to give the piece an encased, solid, and glassy feel.

Hand painting, collage, spray painting, stencil, pencil and pen on paper, linocut printing, silkscreening and a little bit of digital art: you used a lot of different techniques. What do you prefer?
I like every medium! I don’t have any standing preference or one I enjoy more than others. I enjoy experimenting and learning new techniques and will get bored if I use any one for too long. So I am always trying something new and constantly combining and mixing methods just to see the result. My mind is in a constant search for new techniques and materials to create with.

You painted Jimi Hendrix, Bob Marley, Tupac Shakur, John Lennon. So you love music, don’t you?
I do love music, I think everyone does. I have found much inspiration for life and art in music. Through music a person’s words and thoughts take on their own existence, they often transcend even the death of the person’s physical form and live on echoing through future generations. Music is an incredible communicator.

Your works are mostly personal projects or commissions? What do you prefer and what do you do when you can’t find your inspiration?
I spend more time experimenting with my own projects. I practice and try out ideas daily. I create tons of work, most of it is just rough and experimental and will end up getting painted over, stashed away somewhere, or just thrown out. I do a lot of commissioned projects as well but there is definitely more constraint when creating someone else’s vision. I like to create not knowing what the end result will be, I enjoy watching a painting evolve freely as I go. When doing commissioned work I lose a lot of that freedom and it has to be more controlled and thought out.
When I can’t find inspiration I read, I listen to music, I walk around a city, I have conversations with friends, anything that feeds the mind. I try to expose myself to lots of new ideas and reexamine old ideas. I get the mind turning and making new connections and hopefully some inspiration arises.

Tell us something interesting we don’t know about your art.
Just about every painting you see probably has between 2 and 10 other paintings underneath it. I enjoy the process of creating art, the end result doesn’t interest me as much. So if it’s 3 in the morning and I want to paint something and I have no blank canvases at the moment I will just pull work off the wall and paint right over it.

Does it happen to you to be unsatisfied with the final work? What do you do then?
I always think I can be better but I don’t get discouraged or upset if I don’t get the result I desired. I taught myself how to create visually so I’m used to trying an idea or technique and messing it all up. I challenge myself to accomplish what I think I can’t do and I usually stumble along the way. I take every piece as a learning experience. It’s all just experiments. No time is ever wasted because it all teaches and makes me better. My mess ups are usually when I discover something completely new. I often find new ideas and inspiration in my mistakes.

The last question is one that no-one has asked you but that you would like to be asked. What is it? And thank you for your time.
I would love it if someone asked me to accompany them on a round trip to the moon and back. I know that’s probably not what you meant but it was the first thing that came to mind.

February 2014

Interview to Daniel Lieske

Daniel Lieske is a german digital artist you should know. Take a look here.

Hi Daniel. Tell us something we can’t read in your biography, something that could have influenced your art: what you like, what music you listen, what books you read, and so on.
Well, I guess you could generally say that I’m enjoying artwork – paintings, music, movies, books – that have an impressionistic core. I love the films of Ridley Scott for his play with light and I listen to a lot of classic music, especially from Debussy, Ravel and Vaughan Williams. I read H.P. Lovecraft and among my favorite painters are Frank Frazetta, John Berkey and Alphonse Mucha. I think that all these artists have found a way to let the audience feel an impression of their world views. And these views are never precise, always shrouded by shadows or blinding light, sunken in a vail of smoke and haze and they always retain a quality of mystery. I’m striving for these qualities myself and it’s very hard to find the right balance.

What about your art education? Where have you studied? Do you think you can learn more from studying or practicing?
I’m not educated at all. I’ve learned everything by experimenting and by simply doing. I’m drawing since I’m a little boy and I constantly tried to get better at it. Drawing is the core of all visual art and from and if you can draw, you can do everything else. I’ve also always been fascinated by computers and the things you can do with them. I started with the very first graphic programs that emerged on computers like the Atari ST or the Commodore Amiga and I followed the development ever since. If you’re starting with computer graphics today you must be overwhelmed by all the possibilities. It helps a lot to have watched the evolution of all the techniques. On the other hand it might be helpful to not know where things came from. It prevents you from thinking in old fashioned categories.

There is something you didn’t do yet and you would like to do?
I’m currently doing what I want to do the most. But this is not to say that I wouldn’t enjoy to try other things, too. If I weren’t doing visual art I would probably compose music. That’s my second strongest interest.

In the second chapter of your Wormworld Saga the narrator says “I often contemplate the enigmatic qualities of art. I’ve been drawing my whole life, but I don’t think I’ve ever fully understood how it works.”. This is an autobiographical consideration? Do you think art is enigmatic, even for an artist?
Art is a twisted thing because my feeling is that the more you learn about it, the less you know. That’s what I try to express with the lines you quoted. I will never again be such a good artist as I have been as a kid because back then I created everything without any goals in mind. My drawings might not have looked good but they came to life for me easily. As an adult you can’t fight the urge to give meaning to everything. I’m a pedant and I’m very analytic. I try to understand the world through logic and this sometimes gives me a hard time when I’m working with colors and compositions. I have to admit to myself that my best work emerges when my conscience is muted down. I often come to a point where I see the result of a painting session and can’t explain to myself how it came together. That sometimes can drive me crazy.

Does it happen to you to have no inspiration? If does, what do you do?
It often happens that I have little inspiration to do the work that I’m SUPPOSED to do at that specific moment. In the past I’ve tried to push myself through these creative lows with very mediocre results. Over the years I’ve learned that inspiration fails me if I don’t know enough about my subject. For example, if I’m supposed to write a dialog between two characters and I don’t feel inspired to write it I turn towards the characters themselves and try to define them better. And then creativity is often coming back and I come up with all these details about the characters and that way I get them to know better. And normally, when I’ve got really close to the characters I can feel an urge to write the dialog that I wasn’t able to write before. Creative block often is a signal that something is standing in your way. Taking a step aside and finding another path is my strategy.

Do you read comics? What cartoonists do you like?
I don’t read a lot of comics. As a kid I read “Asterix” and as a teenager “Akira”. I also like to read “Hellboy” but only the books that Mignola illustrated himself. His visual language for me is the strongest part of his work and for me his writing doesn’t work quite as well with other artists. Apart from that I’m not reading a lot of comics.

Do you ever use traditional tools like paper, paint and brushes?
I occasionally draw with pencil on paper on conventions or to create originals for sale. But for my published work I prefer to work digitally as this gives me all possibilities and saves a lot of time.

Tell us how you create every new chapter of your graphic novel Wormworld. Do you write a script, or screenplay, first? I said “screenplay” because I think that your work has a cinematographic approach, am I wrong?
I normally don’t write the chapter in text form. I create a sort of storyboard in which I fill in the texts. Storytelling is a very visual thing for me and I just can’t separate the visuals from the text. I’m editing the texts inside the storyboard, often changing, adding or removing panels, and if everything works I begin to illustrate the different panels.

How many people are collaborating to create Wormworld Saga? How long is, for example, the creation of a single chapter?
I’m writing and illustrating the German edition of the story. Then there’s two people who help me with the English translation, two people who are working on the Spanish translation and the French translation is handled by a friend. It takes about 4 months to complete one chapter of the Wormworld Saga. As soon as it is published, there is also a growing group of fans from all over the world working on additional translations. And there’s a volunteer layout assistant who helps to layout all these translations.

The last question is one that no-one has asked you but that you would like to be asked. What is it? And thank you for your time.
That’s really tough. I guess I generally would love to talk more about the actual story of the Wormworld Saga. However, I realize that the story isn’t advanced far enough to justify deeper discussions about it. But that’s part of my motivation. I really want to finish my story so that people will be able to talk about it. I’m looking forward to that!

October 2013

Intervista a Daniel Lieske

L’illustratore tedesco Daniel Lieske ha iniziato la sua carriera artistica molto presto, vendendo i suoi primi fumetti nel cortile della scuola, come lui stesso scrive sul suo sito. Da bambino amava giocare nei boschi e arrampicarsi sugli alberi, ed è cresciuto con Star Wars, i Muppets, Indiana Jones e i Goonies. E tutto questo ha in qualche modo influenzato la sua visione del mondo e di conseguenza il suo modo di disegnare. Lavoro che, tra l’altro, svolge completamente in digitale.

Ciao Daniel. Parlaci di te, dicci qualcosa che non abbiamo letto nella tua biografia, qualcosa che potrebbe aver influenzato la tua arte: cosa ti piace, che musica ascolti, che libri leggi, e così via.
Be’, immagino che si possa dire in generale che mi piacciono le opere artistiche – dipinti, musica, film, libri – che abbiano un’anima impressionista. Amo i film di Ridley Scott per come gioca con la luce e ascolto un sacco di musica classica, specialmente Debussy, Ravel e Vaughan Williams. Leggo H.P. Lovecraft e tra i miei pittori preferiti ci sono Frank Frazetta, John Berkey e Alphonse Mucha. Penso che tutti questi artisti abbiano trovato un modo per far sì che il pubblico possa avere un’impressione della loro visione del mondo. E queste visioni non sono mai precise, sono sempre velate da ombre o luci accecanti, sommerse da un velo di fumo e foschia e conservano sempre una valenza di mistero. Io stesso cerco queste qualità ed è molto dura trovare il giusto equilibrio.

Dicci della tua formazione artistica. Dove hai studiato? Pensi che si possa imparare di più dallo studio o dalla pratica?
Non ho una formazione. Ho imparato tutto sperimentando e semplicemente facendo. Disegno da quando ero bambino e ho costantemente cercato di migliorare. Disegnare è il cuore di qualunque arte visiva e se sai disegnare puoi fare qualsiasi altra cosa. Sono sempre stato affascinato anche dai computer e dalle cose che si possono fare con essi. Ho iniziato con i primissimi programmi di grafica che apparivano su computer come l’Atari ST o il Commodore Amiga e ho seguito lo sviluppo da allora. Se inizi con la computer grafica oggi vieni sopraffatto dalle possibilità. Aiuta molto aver assistito all’evoluzione di tutte le tecniche. D’altra parte potrebbe essere d’aiuto non sapere da dove le cose provengono. Ti eviterebbe di ragionare secondo categorie antiquate.

C’è qualcosa che ancora non hai fatto e che ti piacerebbe fare?
Attualmente sto facendo quello che più voglio fare. Ma questo non vuol dire che non mi piacerebbe provare anche altre cose. Se non mi occupassi di arte visiva probabilmente comporrei musica. È il mio secondo grande interesse.

Nel secondo capitolo della tua Wormworld Saga il narratore dice: “Spesso rifletto su quel mistero che è l’arte. Ho passato una vita a disegnare, ma non credo di aver mai esattamente capito come funziona.”. È una riflessione autobiografica? Pensi che l’arte sia enigmatica, anche per un artista?
L’arte è una cosa contorta, perché la mia sensazione è che più ne apprendi e meno sai. È questo che tentavo di esprimere con le righe che hai citato. Non sarò mai più un bravo artista come lo ero quando ero bambino perché allora creavo tutto senza alcun obiettivo in mente. Forse i miei disegni non erano belli ma prendevano vita facilmente. Da adulto non puoi combattere l’impulso di dare un significato a qualunque cosa. Io sono pedante e molto analitico. Cerco di comprendere il mondo con la logica e questo a volte mi rende la vita difficile quando sto lavorando con i colori e le composizioni. Devo ammettere che il mio lavoro migliore viene fuori quando la mia coscienza viene zittita. Spesso arrivo ad un punto in cui vedo il risultato di una sessione di pittura e non riesco a spiegarmi come sia nato. Questo a volte può farmi impazzire.

Ti succede di non avere ispirazione? Se sì, che cosa fai?
Mi succede spesso di avere poca ispirazione per fare il lavoro che si SUPPONE io debba fare in un preciso momento. In passato provavo a superare questi stalli creativi con risultati molto mediocri. Negli anni ho imparato che l’ispirazione viene a mancare se non conosco abbastanza il soggetto. Per esempio se devo scrivere un dialogo tra due personaggi e non mi sento ispirato a scriverlo mi concentro sui personaggi e cerco di definirli meglio. E allora la creatività spesso ritorna e creo tutti questi dettagli riguardo i personaggi e in questo modo riesco a conoscerli meglio. E normalmente quando mi avvicino molto ai personaggi trovo la spinta per scrivere il dialogo che non ero in grado di scrivere prima. Il blocco creativo spesso è un segnale che qualcosa si è messo sul tuo percorso. Spostarsi e trovare un’altra strada è la mia strategia.

Leggi i fumetti? Quali fumettisti ti piacciono?
Non leggo molti fumetti. Da bambino leggevo “Asterix” e quand’ero teenager “Akira”. Mi piace anche leggere “Hellboy” ma solo i volumi illustrati dallo stesso Mignola. Il suo linguaggio visivo è secondo me la parte più forte del suo lavoro e il suo modo di scrivere non funziona così bene con altri illustratori. A parte questo non leggo molti fumetti.

Usi mai gli strumenti tradizionali come carta, pittura e pennelli?
Di tanto in tanto disegno a matita su carta a qualche incontro o per creare opere autentiche destinate alla vendita. Ma per quanto riguarda i lavori che pubblico preferisco lavorare in digitale, perché questo mi dà molte possibilità e mi fa risparmiare un sacco di tempo.

Raccontaci come crei ogni nuovo capitolo della tua graphic novel Wormworls. Scrivi una sceneggiatura, o un copione, prima? Ho detto “copione” perché penso che il tuo lavoro abbia un approccio cinematografico, sbaglio?
Normalmente non scrivo il capitolo sotto forma di testo. Creo una sorta di storyboard nella quale inserisco i testi. Lo storytelling, il raccontare una storia, è una cosa molto visiva per me e semplicemente non riesco a separare i visuals dal testo. Edito i testi dentro la storyboard, spesso cambiando, aggiungendo o rimuovendo vignette, e se tutto funziona inizio a illustrare le varie vignette.

Quante persone collaborano alla creazione di Wormworld Saga? Quanto serve ad esempio per creare un singolo capitolo?
Io scrivo e illustro la versione tedesca della storia. Poi ci sono due persone che mi aiutano con la traduzione inglese, due persone che lavorano alla traduzione spagnola, mentre la traduzione francese è curata da un amico. Ci vogliono circa 4 mesi per completare un capitolo di Wormworld Saga. Non appena viene pubblicata un crescente gruppo di fans da tutto il mondo lavora alle altre traduzioni. E c’è un assistente volontario al layout che aiuta a sistemare il layout di queste traduzioni.

L’ultima domanda è quella che non ti hanno mai fatto ma che ti piacerebbe ti facessero. Qual è? E grazie per il tuo tempo.
Questa è molto difficile. In generale credo che mi piacerebbe parlare di più della vera storia di Wormworld Saga. Ad ogni modo capisco che la storia non si è ancora sviluppata abbastanza per giustificare una discussione approfondita. Ma questo fa parte delle mie motivazioni. Voglio davvero finire la mia storia così che le persone potranno parlarne. Non vedo l’ora!

Ottobre 2013

Intervista a Mister Thoms

Mister Thoms sul suo sito si presenta così: “THOMS! È un suono onomatopeico, qualcosa che rimbalza da una superficie all’altra, in un costante moto dinamico, una morbida elasticità che gli permette di spostarsi in tanti luoghi diversi, mantenendo sempre però una cadenza, una andatura che contraddistingue il suo stile.”. Se vi ha incuriosito date un’occhiata anche al suo vimeo, e ovviamente alla sua intervista.

Ciao Diego. Prima di tutto dicci qualcosa di te, del tuo lavoro e dei tuoi progetti passati, raccontaci chi sei.
Chi sono? Mi chiamo Diego della Posta, in arte Mister Thoms. La sintesi del mio lavoro è fondamentalmente la sperimentazione. Una costante e instancabile ricerca del mezzo espressivo più consono al contesto nel quale voglio realizzare la mia opera, attraverso il quale tento sempre di trasmettere un messaggio. Lo stile e l’evoluzione della forma poi fanno il resto.

Come nasce un’opera? Illustraci i vari passaggi della creazione. Quali strumenti usi?
Una mia opera nasce sempre dall’ispirazione del momento, dal luogo, dalle persone e dagli stati d’animo che quest’ultime mi trasmettono. I passaggi solitamente sono tre: contesto, idea, realizzazione. Quando riesco a mantenere in equilibrio questi tre elementi quasi sempre l’opera raggiunge quell’armonia che mi appaga e mi rende soddisfatto. I miei strumenti preferiti: le mani.

So che non è facile dare una definizione in poche righe, ma come spiegheresti la street art a qualcuno che è distante da questo mondo?
Gli direi che la Street Art è l’ultimo baluardo ancora non completamente contraffatto dalla società. Gli direi che è un mezzo potente che abbiamo a disposizione dai tempi della preistoria per esprimerci ancora liberamente. Gli direi che è il megafono che gli permette di urlare e far sentire al mondo la propria voce, che è quel canale attraverso il quale si può ancora riuscire a trasmettere il proprio pensiero senza vincoli e censure imposti dal sistema. Questo gli direi.

C’è chi critica la street art commissionata, sostenendo che essendo nata come un mezzo non solo di espressione ma di contestazione sociale una volta che vengono concessi degli spazi pubblici o che ad esempio un marchio pubblicitario la adotta come suo linguaggio allora perde il suo senso primario e la sua natura più profonda. Ma d’altra parte è normale che tutto si evolva e che rispetto alle sue origini la street art abbia inevitabilmente assunto anche altre forme. Tu cosa ne pensi?
Penso che sia importante non snaturarsi e mantenere una coerenza con il proprio stile evolutivo e la propria ricerca artistica, ma è vero anche che se scegli di vivere con la tua arte è inevitabile a volte raggiungere un compromesso con il sistema per poter sopravvivere e campare. Il vero talento credo sia anche questo, e cioè avere quella capacità di mantenersi costantemente in equilibrio su questa instabile trama che è la vita. Come un funambolo che per riuscire a rimanere in equilibrio deve mantenersi sempre in movimento, è quella stessa instabilità che gli permette di non cadere e al tempo stesso di muoversi liberamente.

Sarà una domanda banale, ma è impossibile non chiederti quali siano le tue fonti di ispirazione.
Le mie principali fonti di ispirazione essendo cresciuto nell’era della TV sono stati sicuramente i cartoni animati, poi i fumetti e i giochi di ruolo. Crescendo ho potuto apprezzare la pittura, tutta, in particolar modo i surrealisti, poi il cinema e il teatro, comunque sempre il narrare qualcosa tramite il flusso costante delle immagini. Diciamo che ho sempre spaziato in mille contesti diversi per continuare ad evolvere e trovare nuovi stimoli, tutt’oggi per esempio con mia grande sorpresa la massima fonte d’ispirazione è diventata la lettura.

L’ultima domanda è quella che non ti hanno mai fatto ma che ti piacerebbe ti facessero. Qual è? E grazie per il tuo tempo.
Che vuoi fare da grande? Da grande voglio fare il piccolo.

Settembre 2013

Intervista a Franco Clun

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Franco Clun è un artista autodidatta che realizza incredibili illustrazioni iperrealistiche, armato solo di matita (ecco il suo Deviantart). Godetevi la sua intervista.

Ciao Franco, la prima inevitabile domanda è chiederti di raccontarci un po’ chi sei, cosa fai, cosa ami.
Ciao, bella domanda, da più di 50 anni mi sto chiedendo la stessa cosa, visto che di cose ne ho fatte e provate molte. Potrei iniziare con una vita romanzesca simile a quella di molti autori letterari. In realtà sento di avere una vita ricca ma abbastanza tranquilla (potremmo dire serena). Ho e ho avuto interessi appassionati per molte attività. Tralasciando quelle sportive, soprattutto letteratura e disegno. Il disegno è un amore giovanile che ho recentemente ripreso a coltivare, quello per la letteratura mi ha visto per anni impegnato nel campo del fantastico. Ho scritto e pubblicato diversi racconti, ho curato concorsi letterari e sono stato editore per Delos Books. Per cinque anni ho diretto il portale Fantasy Magazine.
Disegnare è al momento ancora un hobby e un territorio vasto da esplorare. Non ho avuto una formazione artistica (ma c’è ancora tempo) quindi le cose da imparare sono tante.
Ho due splendidi figli e una compagna che adoro.

Come hai imparato a disegnare? Raccontaci il tuo percorso artistico.
Come dicevo l’amore per la matita dura da molto tempo, ma il nostro rapporto non è mai passato attraverso canali istituzionali. Ho conosciuto la mia adorata matita quando da piccolo cercavo di copiare i personaggi dei fumetti Marvel, poi insieme abbiamo cercato di conoscerci meglio, ma i tempi non erano maturi e l’ho abbandonata per l’inchiostro senza immagini. Ci siamo incontrati nuovamente nel 2009, quando ho considerato chiuso il capitolo letteratura, e insieme abbiamo cercato di capire meglio cosa si nasconde dietro un disegno a matita. Gli orizzonti si sono ulteriormente allargati quando mi sono iscritto a Deviantart e ho avuto l’occasione di conoscere artisti fenomenali. In genere disegno quello che vedo. Sembra una banalità, ma spesso noi guardiamo le cose e il nostro cervello completa le informazioni che i nostri occhi non colgono. Mi ritrovo spesso a valutare quanto un volto si discosti dalle ipotetiche misure standard, ovvero a capire quali siano le caratteristiche distintive.
Si può dire che disegnare sia un modo diverso di guardare le cose.

Come nasce una tua opera? Qual è il processo creativo di un’illustrazione iperrealista a matita? Parti da una fotografia? C’è prima uno studio dei dettagli, delle luci e delle ombre?
In genere nasce da una fotografia, ma la fonte di ispirazione può nascondersi dietro ogni angolo. Prima di partire con il lavoro vero e proprio occorre fare amicizia con l’immagine o il soggetto di riferimento. La conoscenza si perfeziona durante tutta la fase del disegno. È provando a riprodurre i tratti che si imparano a conoscere le caratteristiche di un volto con un dettaglio che forse neppure lo stesso soggetto possiede. Ovviamente le fasi preliminari richiedono uno schizzo, ma una volta abbozzata la forma generale cerco di procedere in modo da salvaguardare il foglio su cui sto disegnando, evitando quindi di ripassare, se non necessario, su zone dove ho già disegnato.

Disegnare per te è un lavoro oppure si tratta per ora solo di una grande passione?
Il disegno rimane una grande passione, anche se non sono mancate alcune offerte di lavoro legate al disegno (tatuatore a Miami, per esempio). L’ideale sarebbe che le due cose fossero una. Per il momento i lavori che eseguo su commissione non possono sostituire un’entrata mensile regolare, quindi ho un’altra occupazione, che mi tiene impegnato per più di otto ore al giorno, ma chi può dire cosa succederà domani?

Chi o cosa è per te fonte d’ispirazione? C’è qualche artista che ammiri e che segui?
Nel campo del disegno a matita ci sono dei veri giganti. Ho avuto occasione di conoscere alcuni di loro, di altri non ho conoscenza ‘diretta’ ma apprezzo molto i loro lavori. Se parliamo di disegno realistico senza dubbio Armin Mersmann è uno dei rappresentanti più validi. Se si ama la grafite non si può rimanere indifferenti di fronte alle forme che Armin è capace di darle. Le sue matite sono magiche! Altro gigante è Dirk Dzimirsky, un disegnatore con capacità fuori dal comune. Su Deviantart ho conosciuto lo spettacolare Paul Lung e molti altri amici che non posso citare tutti (mi scuso con loro); vale la pena però andare a sbirciare i lavori di altri tre italiani: Diego Koi, Giacomo Burattini e Luca Tedde.

Ci hai detto che ami la letteratura fantasy. Può sembrare un po’ una contraddizione: l’amore per i racconti fantastici e la ricerca del realismo nell’illustrazione. Ma in realtà io non credo che le contraddizioni esistano. Cosa ne pensi?
Sono d’accordo con te. Non trovo contraddizione, al contrario. Penso che chi ama la letteratura fantastica in realtà sia alla ricerca di sicurezze che è difficile ormai trovare nella vita che ci circonda. Nel fantasy il bene è bene e il male è male, non è un problema distinguerli, nella vita reale è tutto molto più complesso. È una letteratura consolatoria, in cui si ritrovano schemi certi e nella quasi totalità dei casi è il bene a prevalere. Certo ci sono eccezioni e innumerevoli sfumature, ma è una costante alla Tex Willer: i buoni vincono. Dicevamo che l’iperrealismo mostra quello che l’occhio vede, e in molti casi anche quello che l’occhio neppure si rende conto di vedere. La sfida è quella di non tenere nulla nascosto e quindi non solo riprodurre, ma cercare di catturare l’essenza dell’immagine ferma nel tempo che si sta disegnando.

Oltre a quella per la letteratura e per l’illustrazione hai altre passioni?
Adoro la fotografia, ma forse non vale perché è un territorio che sta fra il racconto e l’illustrazione: le fotografie seguono le stesse regole di composizione dei disegni, e se sono ben fatte raccontano sempre una storia. Mi piace il cinema, lo sport, i paesaggi di montagna e le gite al mare. In fatto di interessi sono decisamente curioso e onnivoro. Non smetto mai di lamentarmi per la cronica mancanza di tempo.

Qual è il tuo rapporto con la pittura digitale? E quello invece con il colore?
Li adoro, ma non ho ancora fatto amicizia con loro, forse quando diventerò abbastanza bravo con il disegno a matita chiederò ad alcuni amici di aiutarmi a fare i primi passi anche in questi nuovi mondi.

Quando secondo te un viso è abbastanza interessante da essere immortalato in un ritratto? Ti deve semplicemente colpire oppure hai altri criteri?
Ogni volto per me ha caratteristiche interessanti e può essere disegnato. A volte corro il rischio di passare per maleducato perché mi fermo per strada o in metropolitana ad osservare volti che hanno qualche particolare che li rende affascinanti (parlo dal punto di vista del disegno, ovviamente).
Sicuramente chi osserva un disegno può trovare in un bel volto qualche attrattiva in più rispetto a un viso segnato dalle esperienze, ma entrambi sono soggetti che vale la pena disegnare e forse il secondo può suscitare qualche emozione in più.

L’ultima domanda è, come al solito, quella che non ti hanno mai fatto che vorresti ti facessero. Qual è? E grazie per il tuo tempo.
Mi sono trovato, per esperienze passate, nei tuoi panni e ho rivolto la stessa domanda. Ben mi sta. È la legge del contrappasso. In realtà non ci sono domande a cui mi piacerebbe rispondere, e neppure domande alle quali non risponderei (perché, come dice Oscar Wilde, le domande non sono mai indiscrete. Le risposte lo sono, a volte).
In ogni caso la risposta migliore che potrei dare a qualsiasi domanda sul disegno sta sulla punta della mia matita, a voi giudicare se vale la pena leggerla.

Dicembre 2013

Intervista a Andrea Manzati

Andrea Manzati, illustratore veronese che ha lavorato per clienti come The New York Times, Computer Arts, Billboard, Wired e tanti altri. Se volete dare un’occhiata alle sue creazioni, che spaziano dal digitale alla plastilina, ecco il suo sito e profilo Behance.

Ciao Andrea. Prima di tutto vogliamo conoscere meglio il tuo lavoro. Spiegaci qual è il processo creativo delle tue opere. Le tue illustrazioni digitali ad esempio nascono da uno schizzo preliminare su carta? E come crei le tue composizioni di plastilina? È una tecnica che si affina col tempo?
Le mie illustrazioni partono sempre da uno o più schizzi su carta, dopo l’approvazione del cliente passo al disegno a computer. Stessa cosa per le illustrazioni con la plastilina, uso lo schizzo come base sulla quale comporre l’illustrazione.
Ho iniziato a lavorare con la plastilina durante il mio periodo allo studio Happycentro, dove veniva spesso usare per realizzare animazioni in stop-motion. Me ne sono subito innamorato, è un materiale divertente che permette inoltre di staccare un po’ la testa dal computer col quale bene o male passiamo sempre troppo tempo.

Che tipo di formazione hai alle spalle? E cosa ha ispirato il tuo lavoro, cosa ti ha aiutato a definire il tuo stile?
Non ho frequentato l’università ma un istituto tecnico serale ad indirizzo grafico. Una volta entrato nel mondo del lavoro ho cercato di fare in modo di costruire un portfolio eccellente da usare per cercare lavoro in studi di progettazione. Ho cambiato diversi posti di lavoro e ho lavorato praticamente in tutti gli ambiti della comunicazione, per poi capire che quello che mi piace di più è fare l’illustratore. Da quel momento ogni sera dopo il lavoro tornavo a casa e disegnavo. Diciamo che lo stile si definisce con il tempo, dopo innumerevoli tentativi e ore su ore di disegni.

Qual è il tuo progetto preferito? Raccontaci come è nato e perché ci sei affezionato.
Direi la serie Countrylife. All’inizio del 2013 io e la mia famiglia siamo stati costretti ad un cambio di casa forzato, prima eravamo custodi di una antica villa di campagna, ma il proprietario aveva deciso di ristrutturare tutta la casa per costruire degli appartamenti da mettere in affitto, abbiamo quindi dovuto cercare in fretta un’altra abitazione. Avendo vissuto per quasi tutta la mia vita in campagna, questo evento è stato per me quasi traumatico. Ho disegnato la serie Countrylife come ricordo del mio periodo in quella vecchia casa.

Se non facessi quello che fai che cosa faresti? Hai altre passioni?
Mi piacciono le piante e sono appassionato di botanica. Se non avessi la possibilità di fare l’illustratore mi piacerebbe fare il giardiniere.

Cosa ti piacerebbe fare che ancora non hai fatto? C’è un progetto che vorresti iniziare o una collaborazione che vorresti stringere?
Mi piace il label design, ho avuto modo di lavorare a qualche etichetta di vino in uno studio dove lavorai molti anni fa. Mi piacerebbe ora avere la possibilità di lavorare su qualche etichetta di vino o di birra. Mi piacerebbe anche lavorare su un libro per bambini, ho avuto una mezza occasione per lavorarci un anno fa ma poi è sfumata.

Hai lavorato anche per molti clienti internazionali. Che differenze hai notato tra il mercato italiano rispetto a quello estero? In questo senso il tuo metodo di lavoro cambia a seconda del cliente?
Ho notato molte differenze, lavorando nel settore dell’editoria i clienti esteri pagano meglio e più in fretta, sono più organizzati nel lavoro, ti danno più tempo a disposizione per finire il progetto. Questo in linea di massima. Mi dispiace molto perché vorrei ovviamente lavorare di più con l’Italia.

Agosto 2014