Intervista a Kurt Moses

Vi presento Kurt e Edwige Moses, gli autori dell’affascinante progetto Un petit monde, di cui abbiamo già parlato tempo fa.

Ciao Kurt, ciao Edwige. Voi descrivete il vostro progetto dicendo che “fotografate personaggi in miniatura in un ambiente reale”. Detto così sembra semplice, ma probabilmente è più complicato di quanto immaginiamo. Quanto è lunga ad esempio la fase preparatoria? Kurt, ho letto sul vostro sito che comprate i personaggi principalmente nei negozi di hobbistica e poi, qualche volta, tu li modifichi.

Ogni scatto varia. Ci sono alcune locations che ho in mente che richiedono elementi scenici. Per esempio la creazione del vecchio molo di legno che ho usato nella serie North Shore mi è costata diverse ore. Poi, quando siamo arrivati a destinazione, lungo il lago Superior, ho setacciato il luogo per circa 20 minuti prima di decidere la location dove scattare. Una volta che ho piazzato il molo e il personaggio vicino alla pozza d’acqua, ci sono voluti circa 20 minuti di scatti per avere una foto di cui fossi soddisfatto. Se includiamo anche il tempo che ci è voluto per arrivare sul posto, potremmo dire che abbiamo impiegato più di 7 ore solo per fare quella foto!
Non tutti gli scatti richiedono la costruzione di elementi scenici. Ci sono scene che nascono molto velocemente, e quando accade ci possono volere solo 20 minuti per avere una bella fotografia. Per quanto riguarda il modificare i personaggi certe volte ne cambio l’aspetto (taglio braccia, gambe, ri-incollo e ridipingo) per adattarli alla scena che ho immaginato.

Per scattare le tue foto usi una lente fisheye e la luce naturale. Dicci qualcosa di più sul processo creativo e sulla tua attrezzatura.

Come fotografo sono sempre alla ricerca della luce migliore. Ma nel vero spirito del fotogiornalismo devo fare i conti con le condizioni che troviamo quando arriviamo sul posto, qualunque esse siano. Il corpo macchina che uso è una Nikon D7000. Uso questa fotocamera perché ha la modalità Live View e il corpo è abbastanza piccolo. Non guardo più nel mirino della fotocamera, uso il Live View e metto a fuoco manualmente. Di solito devo avvicinarmi a terra il più possibile per avere la prospettiva adatta, il che può essere molto difficile, a seconda del terreno.

Di solito pianifichi le tue uscite fotografiche o esci sempre di casa, nella vita di tutti i giorni, con la tua fotocamera e qualche piccolo personaggio in tasca, da tirar fuori in caso di ispirazione improvvisa? Forse entrambe le cose possono accedere?

Di certo adoriamo pianificare dei viaggi per fotografare i personaggi! Ma sì, a volte porto con me una manciata di personaggi e la fotocamera quando siamo fuori per fare qualche commissione in città. Cerco di trarre vantaggio da delle situazioni particolari come cieli scenografici ed eventi speciali come gare di ciclismo, fiere e altre cose in cui possiamo imbatterci. Mi ritrovo a comporre degli scatti anche quando non ho la fotocamera e i personaggi con me!

Penso che un bravo fotografo riesca a raccontare una storia con un’immagine. È questo lo scopo delle tue opere, lasciare che lo spettatore immagini la storia che tu hai fermato in un singolo scatto?

Mi piace che la mia opera non racconti tutta la storia. Con la mia fotografia io inizio una trama e permetto allo spettatore di immaginare le proprie conclusioni. In definitiva voglio che il mio lavoro evochi emozioni positive nelle persone.

Molte fotografie mostrano un bellissimo paesaggio, perché le avete scattate mentre eravate in viaggio, per esempio nel sudovest degli Stati Uniti o alle Hawaii. Qual è la vostra prossima meta?

Edwige ed io amiamo il sudovest degli Stati Uniti e stiamo pianificando di ritornarci la prossima primavera. Stiamo pianificando di andare in Florida questo inverno e speriamo di visitare l’Europa. Adesso ci sono degli entusiasmanti cambiamenti che stanno avvenendo nelle nostre vite. L’anno prossimo potremmo viaggiare più di quanto abbiamo fatto negli anni passati, da quando abbiamo iniziato questo progetto.

L’ultima domanda è quella che non vi hanno mai fatto ma che vi piacerebbe vi facessero. Qual è? E grazie per il vostro tempo.

Be’, non mi hanno mai chiesto se è facile o no. La risposta è che ottenere un buono scatto è molto impegnativo. La lente fisheye fa in modo che tutto sembri più lontano di quello che realmente è e distorce quasi ogni cosa. Quindi devo trovare l’esatto angolo e l’esatta distanza da un oggetto senza che ci sia troppa distorsione. Ci sono così tante cose che possono diventare degli ostacoli nel cercare una buona fotografia: vento, calore, freddo, poca luce, troppa luce, automobili (quando scatto per strada), pioggia… e la lista si allunga. Ma io amo la sfida!

Ottobre 2013

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