Intervista a Franco Clun

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Franco Clun è un artista autodidatta che realizza incredibili illustrazioni iperrealistiche, armato solo di matita (ecco il suo Deviantart). Godetevi la sua intervista.

Ciao Franco, la prima inevitabile domanda è chiederti di raccontarci un po’ chi sei, cosa fai, cosa ami.
Ciao, bella domanda, da più di 50 anni mi sto chiedendo la stessa cosa, visto che di cose ne ho fatte e provate molte. Potrei iniziare con una vita romanzesca simile a quella di molti autori letterari. In realtà sento di avere una vita ricca ma abbastanza tranquilla (potremmo dire serena). Ho e ho avuto interessi appassionati per molte attività. Tralasciando quelle sportive, soprattutto letteratura e disegno. Il disegno è un amore giovanile che ho recentemente ripreso a coltivare, quello per la letteratura mi ha visto per anni impegnato nel campo del fantastico. Ho scritto e pubblicato diversi racconti, ho curato concorsi letterari e sono stato editore per Delos Books. Per cinque anni ho diretto il portale Fantasy Magazine.
Disegnare è al momento ancora un hobby e un territorio vasto da esplorare. Non ho avuto una formazione artistica (ma c’è ancora tempo) quindi le cose da imparare sono tante.
Ho due splendidi figli e una compagna che adoro.

Come hai imparato a disegnare? Raccontaci il tuo percorso artistico.
Come dicevo l’amore per la matita dura da molto tempo, ma il nostro rapporto non è mai passato attraverso canali istituzionali. Ho conosciuto la mia adorata matita quando da piccolo cercavo di copiare i personaggi dei fumetti Marvel, poi insieme abbiamo cercato di conoscerci meglio, ma i tempi non erano maturi e l’ho abbandonata per l’inchiostro senza immagini. Ci siamo incontrati nuovamente nel 2009, quando ho considerato chiuso il capitolo letteratura, e insieme abbiamo cercato di capire meglio cosa si nasconde dietro un disegno a matita. Gli orizzonti si sono ulteriormente allargati quando mi sono iscritto a Deviantart e ho avuto l’occasione di conoscere artisti fenomenali. In genere disegno quello che vedo. Sembra una banalità, ma spesso noi guardiamo le cose e il nostro cervello completa le informazioni che i nostri occhi non colgono. Mi ritrovo spesso a valutare quanto un volto si discosti dalle ipotetiche misure standard, ovvero a capire quali siano le caratteristiche distintive.
Si può dire che disegnare sia un modo diverso di guardare le cose.

Come nasce una tua opera? Qual è il processo creativo di un’illustrazione iperrealista a matita? Parti da una fotografia? C’è prima uno studio dei dettagli, delle luci e delle ombre?
In genere nasce da una fotografia, ma la fonte di ispirazione può nascondersi dietro ogni angolo. Prima di partire con il lavoro vero e proprio occorre fare amicizia con l’immagine o il soggetto di riferimento. La conoscenza si perfeziona durante tutta la fase del disegno. È provando a riprodurre i tratti che si imparano a conoscere le caratteristiche di un volto con un dettaglio che forse neppure lo stesso soggetto possiede. Ovviamente le fasi preliminari richiedono uno schizzo, ma una volta abbozzata la forma generale cerco di procedere in modo da salvaguardare il foglio su cui sto disegnando, evitando quindi di ripassare, se non necessario, su zone dove ho già disegnato.

Disegnare per te è un lavoro oppure si tratta per ora solo di una grande passione?
Il disegno rimane una grande passione, anche se non sono mancate alcune offerte di lavoro legate al disegno (tatuatore a Miami, per esempio). L’ideale sarebbe che le due cose fossero una. Per il momento i lavori che eseguo su commissione non possono sostituire un’entrata mensile regolare, quindi ho un’altra occupazione, che mi tiene impegnato per più di otto ore al giorno, ma chi può dire cosa succederà domani?

Chi o cosa è per te fonte d’ispirazione? C’è qualche artista che ammiri e che segui?
Nel campo del disegno a matita ci sono dei veri giganti. Ho avuto occasione di conoscere alcuni di loro, di altri non ho conoscenza ‘diretta’ ma apprezzo molto i loro lavori. Se parliamo di disegno realistico senza dubbio Armin Mersmann è uno dei rappresentanti più validi. Se si ama la grafite non si può rimanere indifferenti di fronte alle forme che Armin è capace di darle. Le sue matite sono magiche! Altro gigante è Dirk Dzimirsky, un disegnatore con capacità fuori dal comune. Su Deviantart ho conosciuto lo spettacolare Paul Lung e molti altri amici che non posso citare tutti (mi scuso con loro); vale la pena però andare a sbirciare i lavori di altri tre italiani: Diego Koi, Giacomo Burattini e Luca Tedde.

Ci hai detto che ami la letteratura fantasy. Può sembrare un po’ una contraddizione: l’amore per i racconti fantastici e la ricerca del realismo nell’illustrazione. Ma in realtà io non credo che le contraddizioni esistano. Cosa ne pensi?
Sono d’accordo con te. Non trovo contraddizione, al contrario. Penso che chi ama la letteratura fantastica in realtà sia alla ricerca di sicurezze che è difficile ormai trovare nella vita che ci circonda. Nel fantasy il bene è bene e il male è male, non è un problema distinguerli, nella vita reale è tutto molto più complesso. È una letteratura consolatoria, in cui si ritrovano schemi certi e nella quasi totalità dei casi è il bene a prevalere. Certo ci sono eccezioni e innumerevoli sfumature, ma è una costante alla Tex Willer: i buoni vincono. Dicevamo che l’iperrealismo mostra quello che l’occhio vede, e in molti casi anche quello che l’occhio neppure si rende conto di vedere. La sfida è quella di non tenere nulla nascosto e quindi non solo riprodurre, ma cercare di catturare l’essenza dell’immagine ferma nel tempo che si sta disegnando.

Oltre a quella per la letteratura e per l’illustrazione hai altre passioni?
Adoro la fotografia, ma forse non vale perché è un territorio che sta fra il racconto e l’illustrazione: le fotografie seguono le stesse regole di composizione dei disegni, e se sono ben fatte raccontano sempre una storia. Mi piace il cinema, lo sport, i paesaggi di montagna e le gite al mare. In fatto di interessi sono decisamente curioso e onnivoro. Non smetto mai di lamentarmi per la cronica mancanza di tempo.

Qual è il tuo rapporto con la pittura digitale? E quello invece con il colore?
Li adoro, ma non ho ancora fatto amicizia con loro, forse quando diventerò abbastanza bravo con il disegno a matita chiederò ad alcuni amici di aiutarmi a fare i primi passi anche in questi nuovi mondi.

Quando secondo te un viso è abbastanza interessante da essere immortalato in un ritratto? Ti deve semplicemente colpire oppure hai altri criteri?
Ogni volto per me ha caratteristiche interessanti e può essere disegnato. A volte corro il rischio di passare per maleducato perché mi fermo per strada o in metropolitana ad osservare volti che hanno qualche particolare che li rende affascinanti (parlo dal punto di vista del disegno, ovviamente).
Sicuramente chi osserva un disegno può trovare in un bel volto qualche attrattiva in più rispetto a un viso segnato dalle esperienze, ma entrambi sono soggetti che vale la pena disegnare e forse il secondo può suscitare qualche emozione in più.

L’ultima domanda è, come al solito, quella che non ti hanno mai fatto che vorresti ti facessero. Qual è? E grazie per il tuo tempo.
Mi sono trovato, per esperienze passate, nei tuoi panni e ho rivolto la stessa domanda. Ben mi sta. È la legge del contrappasso. In realtà non ci sono domande a cui mi piacerebbe rispondere, e neppure domande alle quali non risponderei (perché, come dice Oscar Wilde, le domande non sono mai indiscrete. Le risposte lo sono, a volte).
In ogni caso la risposta migliore che potrei dare a qualsiasi domanda sul disegno sta sulla punta della mia matita, a voi giudicare se vale la pena leggerla.

Dicembre 2013

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